Le
immagini terribili del terremoto, che la notte scorsa ha devastato il centro
dell’Italia, scorrono su tutti i canali.
Devastanti.
Riprendono
la forza di una natura ostile che ha distrutto paesi e mietuto vite, ed ancora riprendono
quei mobili, quelle suppellettili tra gli squarci dei
muri, quel lampadario
ancora appeso, che ti danno subito uno schiaffo.
L’impotenza
dell’uomo è misurabile!

E
ci stai dentro, ci sei anche tu perché ti rendi conto che sarebbe potuto
accadere a te ed al tuo paese.
Allora
ti sale quell’emozione irrefrenabile e ritornano le immagini impresse dei
terremoti recenti o meno, e ti chiedi: “ e poi?”
Poi
si crede che lo Stato intervenga, che ricostruisca velocemente quanto meno le
case distrutte, che restituisca ai suoi cittadini, orfani di tanto, almeno la
forza di ricominciare. Il dramma è proprio lì.
Perché
se non puoi evitare che la natura esprima la sua violenza, puoi evitare l’indifferenza
e l’impotenza che dipendono da come si amministra.
Puoi
evitare che per anni o per sempre le baracche siano quel poi e che si resti a
metà di interventi necessari ed urgenti. Rimangono anni in sospeso.
Ricominciare
nonostante tutto è la forza dell’uomo che ha perso tutto, che poi ha bisogno di
un tetto, dei servizi essenziali, della sua dignità. E l’uomo è anche il
cittadino.
Quel
poi del cittadino non c’è!