
Quando la politica tratta il “piano anti-povertà” viene subito
da chiedersi perché si è creata, e continua a mantenersi, la condizione di grave
disuguaglianza sociale che l’Italia soffre. Non solo l'Italia.
Quando poi chi ne parla dai salotti televisivi lo fa
dall’alto di un proprio stipendio e di pensioni e di privilegi che grazie al
potere politico si è concesso in nome e per conto dei cittadini anche quelli cosiddetti
poveri, sembra di assistere ad un paradosso.
Specie poi quando, scattato il piano
di “Sostegno per l’inclusione attiva”, si prescrive che chi vuole essere
sostenuto debba presentare la “domanda” al proprio Comune. Pur essendo il
Comune già a conoscenza dei redditi dei propri cittadini. E se non lo fosse il
Comune lo sarebbe lo Stato attraverso i dati del proprio sistema fiscale.
Ma si riesce ad immaginare che gente lontana dal modo
amministrativo e burocratico, poi lontanissima dalle tecnologie, formuli
domande per ottenere…cosa??? Già quei due preziosissimi soldi in più.
Un milione di famiglie indigenti coinvolte
dall’annunciato “cantiere sociale” che dovrebbe aumentare di qualche soldo il
capitale sociale nella prossima legge di stabilità 2017, sono un numero
esorbitante ma se si legge il report della Caritas sulle condizioni economiche,
quel numero non contiene tutti.
Madre Teresa di Calcutta ha raccontato “Credo che nessuno di noi conosca la fame, ma
un giorno me la insegnò una bambina. La trovai per strada, mi accorsi che aveva
fame e le diedi un pezzo di pane, ma lei ne mangiava una briciola per volta. Io
le dissi di mangiarlo serenamente, ma lei mi rispose: ‘ho paura, perché quando
finirà io avrò di nuovo fame.”
La politica del governo racconta ” …provvederemo ad
una misura di equità sulle pensioni minime e metteremo nuove risorse sul
contrasto alla povertà.” Equità solo sulle pensioni minime!
Vorrei leggere piuttosto “…..provvederemo ad una
misura di equità sulle pensioni e sui diritti acquisiti e a misure di contrasto
alla disuguaglianza sociale”. Ma sarebbe troppo?
Con ciò non si pretende certo di “aggiustare” le
diverse condizioni che tante persone vivono non potendo accedere a beni e
servizi di fondamentale priorità, ma
proprio di riscrivere il sistema e il pensiero della società perché il pauperismo,
quella miseria che coinvolge masse di popolazione, non è solo intollerabile
sotto il profilo umano quanto anche danneggia il valore del rispetto e della solidarietà trasformandola in un principio di elemosina. Grave lesione alla dignità di ciascuno.
Ecco, se la politica non riscrive il sistema, se i piccoli
aumenti di capitale sociale vengono assorbiti da aumenti delle spese, allora
quando finirà la mollica del pane non sarà cambiato nulla.
L’equità sociale è un’altra storia!