
“Chi è impegnato in una controversia si preoccupa della verità
quanto il cacciatore si preoccupa della lepre. “. Ma quali verità in questo contrasto
di opinioni che sta animando la politica italiana sul referendum?
Dai molti interventi a
difesa del bicameralismo, per dirne una, non si capisce perché solo le due
camere dovrebbero garantire la democrazia. Eppure la democrazia si regge in
Francia, come in altre nazioni, con una sola camera!
C’è anche chi preme
sulla caduta di questo governo, comunque vadano i mercati, perché quella è la
speranza di ritornare ad occupare spazi impediti in questo momento.
C’è chi sostiene che una
riforma costituzionale deve passare dal possibile consenso di tutte le forze
politiche, ma quali possibilità ancora se a discutere sono trascorsi
quasi 40 degli ultimi anni di governi vari?
La condivisione nei
processi di cambiamento è un valore purché il cambiamento siano un valore per
quanti governano.
Francamente penso che si
stia assistendo ad una serie di confusioni ideologiche, magari dettate da
resistenza al cambiamento e paure storiche, ma anche a tentativi di generare
confusioni magari dettate da difesa di strutture e paludi nelle quali ciascuno
si possa candidare al lancio di zattere di salvataggio con buona pace del
“diritto di voto” così tanto sostenuto a baluardo della democrazia.
Sono tante le belle
teorie che però si scontrano con le pratiche che i cittadini vivono
quotidianamente quando uno si chiede come mai, con tutto il diritto di voto che
si ha, i cittadini si impoveriscono sempre di più per pagare i conti di quanti
vantano diritti acquisiti, come mai i cittadini votano per eliminare il
finanziamento ai partiti ed il finanziamento ai partiti rimane cambiando
denominazione, come mai si pagano sempre più tasse per ottenere sempre migliori
servizi ed i servizi si tagliano perché costano per continuare a compensare
partecipate, consigli di amministrazione ed Enti che tali servizi dovrebbero
garantire come dovrebbero tutelare imprenditorialità e lavoro.
C’è poi un altro modo
indiretto di trattare le opinioni sulla riforma, quello che passa dagli
scontenti e ne approfitta, confondendo temi che con lo specifico della riforma
c’entrano ben poco.
Quanti hanno letto il
testo da riformare e riformato?
Non c’è molto da ridire,
già parole e riflessioni si accavallano.
Ciò che va difeso è il
diritto di decidere di cambiare ed anche modificare via via quanto nella
pratica non consente tempi e risultati che al cittadino
spettano.
La storia politica
insegna che non si realizza tutto e subito, ma almeno i pro-cessi possono
iniziare attraverso la ri-sistemazione dei tasselli che servono. Quando mai un
processo è stato subito perfetto piuttosto che perfettibile?
Il problema nasce da come l’uomo applica le regole e da quanto sia necessario che il sistema diventi sempre più responsabilizzante.
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