Mi
hanno chiamato ad esprimere un voto. Occorre pensare bene per navigare nella
vita sociale e politica. Eppure l’ascolto dei continui intensi interventi di
quanti sostengono il si o il no, suggerendo paure inconsulte e freddezze della
logica politica, visioni conservatrici e
cannocchiali del futuro, fa sembrare il navigatore addirittura
taroccato!
Tanto
accade, in politica e nella vita, quando si tratta di lasciare il vecchio a cui si è abituati per un nuovo in cui ogni possibile pre-visione sembra buona
o cattiva, ed è decisamente facile farsi fuorviare.
D’altro canto l'iter parlamentare della riforma,
stante la procedura prevista dall'articolo 138 della Costituzione, dopo che alla
doppia lettura tra Camera e Senato non si è ottenuta la maggioranza dei due terzi
in Parlamento, prevede il referendum popolare!
Ed allora il cittadino deve pensare al di là della
simpatia o della anti-patia sull’attuale governo. Mi chiedo cosa avremmo detto
con il governo Berlusconi, o Letta, o Monti, o….
Non
mi piacciono i no per una riforma perché siano no contro un governo. Non è così che funziona! Ricordo quante volte si è gridato di
cambiare. Il no al cambiamento non potrebbe essere una incoerenza? Insomma
perché dovrei ritenere che qualcun altro potrebbe fare meglio tutto e subito,
dopo 40 anni di ritardi e fermi?
Occorre
non lasciarsi prendere dalle solite invettive. Provo a mettere un poco di
ordine a modo mio per capire cosa si dice.

di Camera
Sento trattare di difesa di democrazia e di condivisione, ma questa
democrazia consociativa, spesso definita inciucio,
non è un limite molto grave alla individuazione di responsabilità? Non per nulla abbiamo avuto trasformismi
incredibili e governi tecnici. Lo si è sempre detto!
Se una sola Camera legifera, ed in molti paesi è così, perché dovremmo
preoccuparci di limitare la democrazia? Se poi diventa più funzionale, pure con
i limiti dovuti, prospettare continui
contenziosi tra Camera e il nuovo senato, condensi da parte degli stessi
politici proprio un giudizio negativo che esprimono su se stessi! Si vedono
pronti ad obiettare continuamente su norme che riguardano i territori invece
che operare per facilitare il “buon governo” della cosa pubblica non creando
condizioni di ingovernabilità?
Oggi è così nonostante i regolamenti parlamentari? Allora meglio
riconoscere le responsabilità da addebitare ad una sola Camera o ai singoli
rappresentanti politici!
Che se ne possa individuare con maggiore certezza il comportamento,
facilita le scelte: ove non dovesse essere una maggioranza utile agli interessi
del cittadino, beh, si può cambiare. Il voto non è soppresso e se il cittadino
conserva le sue memorie, a ben poco potrebbe servire ai deputati non sfiduciare
il governo per “resistere” sulle proprie poltrone! Ce lo ricorderemmo!
SENATO.
L’attuale
composizione del senato non mi sembra assolutamente condizionante la
democrazia. La Francia, come altri paesi, ha una sola camera e non è certo un
paese autoritario!
Inoltre
ricordo che si è sempre lamentata una grande distanza tra i senatori, gli
interessi della politica e i territori. Dunque che il nuovo senato (si potrebbe
chiamare anche diversamente) abbia rappresentanti del territorio che sono stati
comunque eletti dal cittadino tant’è che presiedono Comuni o Consigli
regionali, non è poi così sbagliato. E in quanto ad immunità mi pare che la modifica dell’art. 68, del
1993, debba valere anche per i nuovi senatori.
Sul “valore”
di quanti siederanno nel nuovo consesso occorre rimandare a chi, nel proprio
territorio, li ha scelti ma se sono validi in Comuni e regioni, perché non
dovrebbero esserlo altrove? Sono stati votati!
Il nuovo Senato,
inserendosi nei temi legislativi che riguardano gli interessi dei territori,
sia pure con emendamenti non vincolanti,
potrebbe animare il confronto ed
esprimere il senso di “partecipazione” e “condivisione” che oggi non è facile.
O non c’è.
Penso, ad
esempio, alle differenze che si sono create con le “competenze concorrenti” che
hanno consentito diversità tra le regioni nella erogazione dei servizi o nella
loro pianificazione, specie per quanto riguarda la sanità.
No, non
credo che i cittadini che pagano le tasse debbano avere risposte diverse, ed il
nuovo senato potrebbe piuttosto trovare una linea comune per mediare i divari,
spesso insostenibili, derivanti dagli
statuti speciali. E poi, quali sono oggi le condizioni se, nonostante un obbligo di legge che è il pareggio del
bilancio, il sistema attuale crea
divisioni e disparità?
Certo, chi
ama dividere i territori non sarà d’accordo. Ma non si dividono i cittadini!
Trovo che
sarà più facile per il cittadino giudicare i comportamenti amministrativi e
politici del nuovo consesso ed una democrazia “competitiva” è sempre più responsabilizzante!
di
Una riflessione va fatta pure sulle Province: prima si chiudono con buona
condivisione di tutti perché ritenute un doppione ed ora perché si dovrebbe
piangere sul fatto che se ne rimarca la soppressione?
Costi
Ho sempre pensato che “ogni ficateddu di musca è sostanza” e se con
la soppressione di stipendi, pensioni ed indennità dei senatori si può
risparmiare, ben venga! Quante volte lo abbiamo gridato? I sindaci ed i consiglieri regionali
che venissero eletti nel nuovo senato
non avrebbero l'attuale indennità da senatori oltre il compenso da
sindaco o consigliere. Quindi la forbice del risparmio è tra lo 0,02 e lo 0,06
della spesa pubblica e non mi pare poi così inconsistente. Sarebbero circa 830 miliardi da potere
reinvestire su imprenditorialità ed occupazione.
A mio parere rimane il limite riguardo agli stipendi dei dipendenti dei gruppi
parlamentari che per la verità non dovrebbero esserci. Se dovesse occorrere mi
piacerebbe che i dipendenti dei gruppi parlamentari, se nece4ssari, fossero
individuati per concorso pubblico e non per piacere e fiducia dei singoli!
Continuo a
rammaricarmi del fatto che i politici
sentenziano che i risparmi si dovrebbero fare ogni giorno per essere efficaci.
Mi dispiace perché, dal momento che quando dovrebbero risparmiare sui loro
privilegi e si deve legiferare sui costi non sembra esserci una simile
direzione, ci trovo dentro una certa
retorica che mi fa sentire presa in giro!
TEMPI
Un aspetto che mi sembra non
sottovalutabile è il riconoscere che occorre darsi delle scadenze nel
legiferare. Non dimentichiamo che si attendono tempi biblici o anche l’eternità
per avere leggi. Che siano sempre più definibili dalla Camera è un valore che
non trovo autoritario, piuttosto trovo responsabilizzante!
GOVERNABILITÀ
Trovo che responsabilizzare chi
legifera sia un valore, almeno per evitare che leggi approvate siano poi
vanificate da incostituzionalità.
Ed il valore di costituzionalità non è sempre garantito! L’attuale
sistema ha atteso molto, troppo tempo per esprimersi, per esempio, sulla legge elettorale, dando il via ad ogni
legittimo sospetto che chi siede attualmete in Parlamento potrebbe non doverci
essere. Eppure non c’è stata alcuna dimissione degli attuali parlamentari, la Consulta ha solo congelato i
ricorsi sull’incostituzionalità della legge elettorale, non esprimendosi sulla loro ammissibilità, ed
è un bel dire su retroattività o meno!
Anche
l’elezione del Presidente della Repubblica è legata alla governabilità. Se in
Parlamento non si garantisce una rappresentatività politica di maggioranza
finisce che si assiste a diverse sedute solo per arrivare ad abbattere il
quorum della maggioranza assoluta. Strategie che di certo non offrono la misura
della stabilità.
Ma se
responsabilizzare la parte politica di maggioranza, per competere, serve a dire
al cittadino chi fa che cosa, perché dovrei preoccuparmi se, al settimo
scrutinio che segue il disaccordo sul candidato, può essere la maggioranza a dettare la
scelta?
Ma fino ad
ora si è assistito al massimo accordo?
Ecco, credo
di avere toccato i punti salienti ma fino a domani c’è ancora tempo per
confrontarmi. Quello che voglio è decidere senza acrimonie!
Tu che ne pensi?